Un Presepe a Natale, per illuminare la nostra notte

In Sardegna vivevamo a pochi chilometri da Capo Caccia, in mezzo alle vigne infestate da volpi e cinghiali. Le volpi mangiavano i nostri polli e i cinghiali le patate, noi mangiavamo loro, la discussione su questo tipo di catena alimentare l’abbiamo già fatta qualche mese fa, oggi saltiamo. Per la cronaca: mangiavamo aragoste. Costavano pochissimo. Restavano nelle reti dei pescatori che non avevano le celle frigorifere per mandarle in continente dove costavano una fortuna e le svendevano sul posto. Uno dei miei ricordi è di stare seduta con mia sorella sui gradini di pietra della cucina a spolpare le chele con un semicerchio di gatti che aspettavano fiduciosi che qualcosa sarebbe avanzato.

Io avevo 4 anni e mia sorella 8 quando ci trasferimmo a Trieste, dove le strade non erano costeggiate da vigne e non c’erano volpi. Noi venivamo dalla regione più selvatica mentre Trieste era raffinata e austroungarica, la città d’Italia con maggior numero di libri e giornali venduti per abitante, la minore criminalità , il maggior numero di spettacoli teatrali. La perplessità all’inizio fu reciproca. Poi venne dicembre e la città si riempì di luci di Natale. Eravamo senza parole, le prime che vedevamo nelle strade. Capivo quelle dei negozi, riuscivo anche a capire quelle all’esterno ma in alto, sui balconi. Quelle che mi sembravano incomprensibili del tutto erano quelle dei giardini. Persone spendevano denaro per illuminare il Natale altrui, fidando che nessuno avrebbe rubato le loro luci. E nessuno le rubava. Era straordinario, commovente. Conservo lo stupore dei miei 4 anni davanti alle luci di Natale, tutte: persone che spendono il loro denaro per illuminare la notte altrui. Grazie per ogni singola lampadina, un milione di grazie per ogni ghirlanda. Fino a quando qualcuno illuminerà la notte altrui , sapremo che … sapremo che … sapremo che qualcuno sta sacrificando il suo tempo e il suo denaro per illuminare la nostra notte.

E pace in terra agli uomini di buona volontà.

Con la nascita di Cristo la storia è cambiata, è stata divisa in un prima e in un dopo. Una donna con un bimbo in braccio cambiano per sempre l’umanità e la storia.

L’etica cambia, e di conseguenza cambia l’epica. Nel poema epico precristiano, Iliade, Odissea Eneide, vengono graziosamente descritti come giusti e normali l’assassinio del bambino e lo stupro etnico. L’ira funesta cantami o diva è il verso che descrive la collera di Achille perché gli è stata sottratta la schiava Briseide: sul suo diritto di mettere le mani sulla schiava preda di guerra non si discute. Astianatte, figlio di Ettore, figlio dell’eroe sconfitto e uccido, di stirpe reale sarà ucciso gettandolo giù dalle mura su consiglio di Ulisse. Anche dopo l’avvento di Cristo bambini saranno uccisi e donne violate, ma sarà fatto con vergogna, senza sbandierarlo, senza scriverlo: non potrà più essere messo nel poema epico.

L’assassinio intenzionale del bambino e lo stupro di sua madre nel poema epico post cristiano è un comportamento che appartiene solo agli orchi. Nel poema epico cristiano è giusto combattere gli orchi, coloro che uccidono intenzionalmente i bambini. Ne Il Signore degli Anelli, e uomini armati di coraggio combattono per il Bene, le Cronache di Narnia, in cui Babbo Natale regala il coraggio ai bimbi, Harry Potter si batte contro i Mangiatori di Morte, perché innocenti non siano uccisi. La storia di Arduin il Rinnegato, signore dell’onore e del coraggio, comincia per l’orrore di bambini assassinati.

Quindi festeggiamo il Natale: facciamo il presepe, mettiamo al centro delle nostre case la Donna con il Bambino in braccio e di fianco a loro il meraviglioso uomo che usa la sua forza e la sua ascia di falegname per proteggerli. Di tutte le natività la mia preferita è quella di Giotto. C’è lo sguardo tra Maria e Gesù: una delle pochissime Natività dove loro due si guardano tra di loro, si scambiano questo sguardo di amore, ma anche di conoscenza. Lei sa. Quando alla presentazione al Temio lei udirà le parole ” il tuo cuore sarà trafitto da una spada”, sarà una conferma. Ma questo sarà dopo: ora in questa notte solo tenerezza e tepore, il tepore di un fuoco e di una stalla in una notte fredda e piena di stelle.

Spendiamo un po’ di fatica e di denaro per illuminare la notte altrui, accendiamo di luce i nostri alberelli di Natale, i nostri balconi. E soprattutto facciano il presepe, facciamolo bello con la Donna e il Bambino al centro.

Silvana De Mari