Stupri collettivi, vergogna della Germania multiculturale

La settimana di Pasqua, in Germania, è iniziata con l’ennesima aggressione sessuale a una ventenne. E’ la stampa inglese a riportare l’accaduto. La donna, ventiquattro anni, è stata accoltellata da un diciassettenne accorso in aiuto di due ragazzini ultra minorenni – profughi – per via di un litigio. E’ tutto quel che si sa, oltre al fatto che la donna è in fin di vita.

Aggressioni e stupri in cui vengono coinvolte donne bianche, soprattutto giovani, sono la quotidianità, ormai, in una Germania multiculturale. Ma non solo. Il sogno di un’Europa ‘melting pot culturale’ – a patto che un’identità, quella nazionale, qualunque essa sia, purché europea, e quindi cristiana, sia evanescente – va avanti da anni indisturbato. La subalternità dei media rispetto al politicamente corretto ha costruito una cornice narrativa in cui difficilmente si riesce ad inserire la realtà di un’Europa che paga gli effetti collaterali della nuova islamizzazione.

E, allora, la peculiarità di casa Merkel, è la crisi di stupri. Anche se poco ve lo raccontano. Le ultime statistiche preliminari mostrano chiaramente che gli immigrati da quelle parti hanno commesso oltre una dozzina di stupri e violenze sessuali ogni giorno nel 2017. L’anno appena passato ha fatto registrare, dunque, un aumento di aggressioni di quattro volte superiore al 2014. Esattamente l’anno prima che la cancelliera più famosa del mondo inaugurasse la stagione delle “porte aperte”.

Il rapporto trimestrale pubblicato il 16 gennaio dall’ufficio federale della polizia criminale tedesca (BKA), dimostra che i ‘zuwanderer’ (richiedenti asilo, rifugiati, immigrati clandestini) hanno commesso esattamente 3466 reati sessuali nei primi mesi del 2017, circa tredici al giorno. Per avere un quadro completo occorrerà aspettare il secondo trimestre del 2018. Nel frattempo quel che è certo è che nel 2016 i migranti hanno commesso 3404 reati sessuali; nel 2015, 1683; nel 2014, 949 reati sessuali e nel 2013, 599, circa due al giorno. Detto ciò, il direttore della Criminal Police Association (Bund Deutscher Kriminalbeamter, BDK), Andrè Schulz, stima che addirittura fino al 90% dei reati sessuali commessi in Germania non compaiono nelle statistiche ufficiali.

La polizia tedesca tende ad omettere qualsiasi riferimento all’origine dei migranti, e meno che mai osa connotare gli aggressori per quello che sono, islamici. Interviene, sempre più spesso, solo dopo le reiterate segnalazioni della stampa locale. Perché è soprattutto ai giornalisti che ormai le vittime preferiscono denunciare: sanno che lì ci sarà qualcuno pronto a fare eco. O utilizzano i social. Come il caso di una ragazzina che dopo aver denunciato gli atti osceni in pubblico di un immigrato sull’autobus, e dopo che il pubblico ministero aveva fatto cadere le accuse, aggiungendo che l’uomo si stava semplicemente ‘grattando’, ha deciso di pubblicare il video su YouTube. E solo allora ha ottenuto giustizia, per forza di cose. La vittima era una quindicenne.

“Esiste un rigido ordine da parte delle autorità di non denunciare i crimini commessi dai rifugiati”, ha detto alla Bild un alto funzionario della polizia di Francoforte . “Solo le richieste specifiche dei media su tali atti vengono risolte.” E c’è poco da aggiungere.

Nonostante il crescente numero di vittime, la maggior parte dei crimini vengono minimizzati come incidenti isolati (einzelfall). Perché? Per evitare che vengano alimentati sentimenti anti-immigrazione.

I protagonisti sono uomini giovani, robusti, a cui pare impossibile dire di no. “Dalla pelle”, dicono, o dall’ “aspetto del meridionale”, a cui piace agire in particolare sui mezzi di trasporto pubblici. Il 4 marzo, per esempio, un trentenne di origini egiziane è stato accusato di aver violentato quattro donne nei pressi delle varie stazioni della metropolitana di Berlino. L’11 gennaio un uomo non identificato ha aggredito sessualmente due ragazze di 15 anni su un treno della metropolitana di Monaco. Una delle ragazzine è riuscita a fotografare l’uomo, ma la polizia si è rifiutata di diffondere la fotografia. L’unica cosa che è stata diffusa è la descrizione: “maschio, 170 cm, 20 anni, magro, soprabito rosso, pantaloni scuri, scarpe nere”.

A fine gennaio, ancora quattro siriani, a Eberswald, hanno cercato di aggredire sessualmente una ragazza di 14 anni. Quando il padre è intervenuto per difenderla, è stato preso a calci e pugni e lasciato a terra. Il 18 febbraio, invece, una donna di 33 anni è stata violentata nel cimitero di Bochum. L’aggressore le ha teso un’imboscata, l’ha colpita alla testa con una pietra e priva di sensi l’ha violentata ripetutamente. La polizia di Bochum ha taciuto sul tremendo episodio fino a quando un giornale locale non ha insisto a documentare i suoi lettori. E in breve è persino è emerso che lo stupratore era già stato condannato per reati sessuali e aveva partecipato a un programma di “riabilitazione” per essere poi rilasciato dopo poco.

Si potrebbero riempire ancora pagine e passare in rassegna tutti gli episodi, ma sono davvero troppi. I crimini sessuali in Germania sono esacerbati da un sistema legale indulgente e da un’impunità di fatto. I bollettini, che raccontano come spesso la polizia sia costretta a riaprire i casi, riguardano tutti i sedici stati federali della Germania. E non esiste luogo, dai cimiteri agli autobus, dalle spiagge ai ristoranti, che pare sicuro.

Intanto, la taharrush, termine arabo che designa la ‘molestia collettiva’, il genere di violenza in cui una donna viene circondata da un gruppo di islamici e violentata a turno, è diventato lo stigma di quest’Europa islamizzata, delirante e inetta.

Lorenzo Formicola – fonte: lanuovabq.it