Profanazione a Parigi – Saint Denis, la basilica invasa dagli immigrati

Un centinaio di uomini e donne – qualcuno dice di più, qualcuno gioca al ribasso –, africani, immigrati clandestini, islamici domenica pomeriggio hanno invaso la basilica di Saint Denis. Il famoso edificio sacro gotico che sorge nell’omonimo comune di Parigi, patrimonio dell’Unesco, culla della cattolicità francese e occidentale, la cui ricchezza e splendore si devono all’abate di Fulrado e a Pipino il Breve e Carlo Magno, domenica pomeriggio è stata il proscenio di una protesta infame, spalleggiata da omertà e pusillanimità.

Attivisti dell’estrema sinistra insieme al collettivo ‘Coordinationdes Sans-Papier’ (CSP 75) hanno fatto irruzione nella basilica alle tre del pomeriggio, muniti di megafoni e striscioni. E sembrava di essere proprio come a quel genere di manifestazioni che usano organizzare, anche dalle nostre parti, i centri sociali bloccando il traffico con il permesso della Prefettura. La basilica, come un marciapiede qualunque, nel giorno di culto per i cattolici, è stata teatro di una manifestazione surreale contro l’ultimo disegno di legge del governo sull’immigrazione.  Testo controverso e attaccato da entrambe le parti: per i conservatori eccessivamente lassista, per la sinistra troppo repressivo. Scritto e proposto da Gérard Collomb, ministro dell’Interno francese, e ribattezzato dalla sinistra giacobina “ministre de l’inhumanité”, per le associazioni che sostengono i migranti, è espressione di “misure repressive”. “Un’immigrazione controllata e un diritto di asilo effettivo” – quel che chiede il ministro – è un motto che non va giù né ai clandestini, né ai sinistri. E allora vai con le manifestazioni, anche perché ad aprile se ne discuterà nuovamente in parlamento.

La marea di immigrati clandestini che occupano il suolo francese  vorrebbe di più. Vorrebbe tutto e subito. D’altronde è questo il manifesto del collettivo che ha organizzato la protesta di domenica. Loro, i clandestini, i ‘sans papier’, dell’organizzare proteste hanno fatto un lavoro, una alla settimana dalla sinistra e dai parlamentari francesi. Non si sa chi li finanzi, ma è chiaro che hanno diversi sponsor, sono ben organizzati, hanno un sito web dalla grafica accattivante, una newsletter, un ufficio stampa, le loro avventure a zonzo per il Paese – e per le chiese cattoliche – trovano eco sulla stampa nazionale, hanno gadget, magliette personalizzate che vendono persino, banner enormi ed esistono addirittura dal 2002. Un’attività senza soluzione di continuità che domenica ha scelto la basilica di Saint-Denis per protestare.

Non un luogo casuale, e non solo per il ruolo che riveste nel mondo cattolico, ma perché è stata la prima cattedrale occupata nel 2002. Allora, però, con il beneplacito dei sacerdoti che ritennero giusto che centotrenta clandestini facessero della chiesa il loro dormitorio. Tempio sacro profanato in nome dell’accoglienza e da quel momento emblema di tutti gli immigrati senza documenti e attivisti dell’ Île-de-France. Per ammissione della stessa diocesi di Saint-Denis.

A capo dei manifestanti c’era anche Eric Coquerel, ex consigliere regionale dell’Île-de-France, oggi parlamentare per la France Insoumise, il partito fondato da Jean-Luc Mélenchon, che ha inteso esprimere tutta la sua solidarietà agli immigrati clandestini, alla manifestazione e al suo parlamentare. Già, perché poi, dopo circa due ore e mezza di occupazione della basilica, i poveretti sono stati messi alla porta dalle forze dell’ordine. E non è vero che la cosa è avvenuta pacificamente come raccontano in due righe i pezzi di cronaca comparsi qua e là sulla stampa francese. I filmati diffusi sui social dalla gente comune che ha assistito al momento di ordinaria follia – l’unico motivo per cui poi la stampa ha dovuto parlarne nel silenzio complice dei media internazionali – mostrano chiaramente anche il tentativo violento di riprendere possesso della chiesa. E uno di loro è stato anche arrestato.

In centinaia hanno fatto irruzione, africani grandi e grossi, uomini che indossano la shashìa – il copricapo maschile islamico – e donne velate hanno scelto la basilica per reclamare i loro diritti (sic!). Ma la ragione profonda del gesto è lo stesso Eric Coquerel a illustrarla a chi ancora non riesce a capire. “Ho sostenuto questa occupazione senza mancare di rispetto a nessuno e senza alcun tipo di gesto violento da parte dei migranti privi di documenti. Loro hanno solo inteso ricordare simbolicamente che la chiesa è dalla parte del diritto di asilo e dei poveri”. In un secondo tweet ha poi citato papa Francesco per non rischiare di essere frainteso.

L’unica voce di protesta è arrivata dal Front National e direttamente da Marine Le Pen che ha condannato “la loro [della sinistra e dei clandestini] follia immigrazionista, pronti a calpestare la nostra civiltà e profanare un luogo di culto storico”. Alla fine la messa della sera è stata cancellata. E forse questo è il gesto più emblematico. Hanno già vinto. Le porte della chiesa sono rimaste chiuse fino al giorno dopo. Che cosa volete di più?