Nelle scuole tematiche LGBT senza contraddittorio

Sul Foglio è scoppiata una polemica su un bell’articolo che criticava un’intera giornata di un liceo trascorsa a trattare di tematiche LGBT senza alcuno contraddittorio, giustamente definita dal giornalista Vietti con le parole “a senso unico?”

Quale era la cosa che si sarebbe potuto aggiungere? Si sarebbero potuti aggiungere i dati dell’OMS sulla maggiore morbilità e mortalità dei cosiddetti MSM, maschi che hanno sesso con altri maschi, una morbilità e una mortalità enormemente superiori. Riassumo qualcosa. Secondo un recentissimo studio gli uomini gay hanno un rischio 140 volte maggiore per l’HIV e la sifilide di nuova diagnosi rispetto agli uomini eterosessuali https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21857351

Il rischio di cancro anale è circa 17 volte più alto negli uomini gay e bisessuali sessualmente attivi che negli uomini che fanno sesso solo con le donne.

https://www.cdc.gov/msmhealth/STD.htm

Il rischio di tutte le malattie sessuali è moltiplicato enormemente nel MSM , qui http://lacortedeiliberi.it/maggiore-morbilita-dei-msm-nelle-malattie-sessualmente-trasmissibili/, si può trovare una piccola parte dei link, piccola parte perché la letteratura medica è veramente sterminata. Io ho in casa interi testi di medicina dedicati alla maggiore mortalità e morbilità proctologia e soprattutto infettivologica, testi che era possibile pubblicare fino agli anni 80: la loro pubblicazione oggi è impedita dai movimenti LGBT, vietata da una serie di leggi liberticide, per cui gli studi devono essere frammentate in miriadi di articoli e non possono più essere pubblicati in trattati organici. Due testi ancora reperibili con i link dove acquistarli:

Sexually Transmitted Diseases in Homosexual Men: Diagnosis, Treatment, and Research1st Edition. by David G. Ostrow

https://www.amazon.com/Sexually-Transmitted-Diseases-Homosexual-Men/dp/030641337X/ref=sr_1_sc_1?ie=UTF8&qid=1517835896&sr=8-1-spell&keywords=sexually+trasmitted+diseases+in+Homosexual+man

e

Diseases in the Homosexual Male (The Bloomsbury Series in Clinical Science)  November 14, 1988 Michael W. Adler

https://www.amazon.com/Diseases-Homosexual-Bloomsbury-Clinical-Science/dp/3540195211/ref=sr_1_sc_3?ie=UTF8&qid=1517835952&sr=8-3-spell&keywords=sexually+trasmitted+diseases+in+Homosexual+man

La sessualità è binaria, uomo donna, e ha la funziona biologica di creare la generazione successiva mediante l’incontro di gamete maschile e gamete femminile. Dato che madre natura segue linee logiche, i corpi sono complementari tra di loro e possono unirsi con picchi di piacere, orgasmo, e senza subire danni, con organi ragionevolmente difesi contro le malattie sessualmente trasmissibili. Anche le menti degli uomini sono complementari con quelle delle donne e l’alleanza stabile tra un uomo e una donna crea il tipo di coppia con la maggiore statistica di equilibrio, di aumento della longevità e diminuzione della morbilità. Tra i cosiddetti MSM, uomini che hanno sesso con altri uomini, il consumo di alcool, cannabis e psicofarmaci sono molto più alti. Più alto è il suicidio.

Non tutti gli atti sessuali tra un uomo e una donna producono una vita, ma tutte le vite, nessuna esclusa, sono nate dall’incontro di un ovulo e uno spermatozoo, quindi la prima affermazione “omofoba”, per usare questo neologismo cacofonico e scorretto, è che la sessualità uomo donna è biologicamente vincente, o potenzialmente vincente, e qualsiasi rapporto che non sia sessualità uomo donna, è, nel migliore dei casi, biologicamente inutile. La seconda affermazione “omofoba”, è che il rapporto tra due maschi per quello dei due che ha il ruolo bottom, cioè passivo, non è solo biologicamente inutile, è biologicamente perdente. Gli apparati sessuali sono due, maschile e femminile e sono fatti in maniera da combaciare, sia dal punto di vista anatomico che da quello fisiologico, con l’apogeo neuroendocrino che è l’orgasmo. Dove non ci sia niente che combaci si ricorre all’apparato digerente nel suo segmento finale, che ha un carattere astioso e poco comunicativo, non combacia con nessuno, contiene materiale fecale, di odore giustamente sgradevole perché per noi esseri umani è pericoloso data la presenza di batteri e virus che sarebbe meglio non andassero in giro (non è così per altri mammiferi). Il tubo digerente e soprattutto la sua ultima porzione si offende con spaventosa facilità e la sua offesa si manifesta in una miriade di patologie estremamente dolorose, e dato che subisce lacerazioni e che ha un funzione assorbente, per cui assorbe anche virus e batteri, le malattie sessualmente trasmissibili schizzano verso l’alto. Non per tutti gli MSM (uomini che fanno sesso con altri uomini), sia chiaro, ma solo per quelli che con un termine anglofono si definiscono bottom, cioè passivi. Quelli che muoiono di AIDS sono i bottom. In occidente abbiamo i farmaci, ma in altri paesi non sono accessibili; in Brasile, in India, in Africa solo una percentuale di pazienti hanno accesso alle cure. Quelli che occorre operare per le conseguenze disastrose sono i bottom, quelli che sono confrontati alla sofferenza e al danno perché qualcosa con una circonferenza di quasi dodici centimetri si trova dove è previsto il passaggio di qualcosa con una circonferenza massima di 6, sono i bottom. Il dolore è il padrone della vita, ci avverte del danno. Il dolore della penetrazione anale ci avverte del danno che stanno subendo mucosa e muscolo sfintere interno. Il dolore è molto forte. Perché degli esseri umani si espongono al dolore? Il cervello in equilibrio non lo fa mai. Chi si espone volontariamente al dolore e quindi al danno, ha un disequilibrio. Il dolore causa un picco di endorfine da cui si diventa dipendenti, ma con un continuo danno sul senso del se, per cui si diventa dipendenti da dolore. Per questo motivo, oltre che per la morbilità, questi atti, altrettanto pericolosi se hanno come complemento oggetto una donna, sono vietati in maniera categorica dalla religione, da San Paolo a Santa Caterina da Siena. Chiedo perdono se scendo in particolari tecnici, so benissimo che nessuno li vuole conoscere, è molto più carino pensare a due tizi molto belli, palestrati e sorridenti, che si guardano negli occhi, ma io sono un medico, ho curato corpi, corpi dolenti che contenevano anime dolenti. Ho parlato di questi argomenti anche in chiesa, certo esattamente come San Paolo: in chiesa questi argomenti sono obbligatori perché fanno parte del canone: Bibbia, lettere di San Paolo. Ho fatto il medico quando l’AIDS c’era, ma non c’erano gli antiretrovirali, quando l’epatite B uccideva e non esisteva la vaccinazione. Io porto nel cuore i giovani pazienti morti di AIDS o di cirrosi epatica, porto nel cuore il loro dolore, porto nel cuore le loro lunghissime confidenze, ero l’unica persona che li ascoltasse. Ho fatto il medico in Africa, dove le minori norme igieniche e la minore disponibilità di medicinali, rendono tutto questo particolarmente grave. Sono la prima a riconoscere che la mia esperienza è parziale: i MSM ammalati e necessitanti di cure ospedaliere. Ma queste persone esistino e io le ho ascoltate per anni. Quello che ho ascoltato, per anni, da miriadi di persone diverse, mi ha dato l’impressione di un’autoaggressione. Sono la prima a riconoscere che la mia esperienza è limitata: è limitata ai casi peggiori ed è limitata solo ai maschi MSM bottom. Mi dicono che esistono persone MSM sane e felici e sarà così. Mi dicono che sono la maggioranza e sarà anche così. Ma anche se fosse così, e non ne sono certissima, ci sono anche eserciti di MSM che non lo sono, che spingono la loro ricerca di qualcosa che dia un senso alla loro vita con pratiche sempre più estreme, che spingono la ricerca di qualcuno che dia un senso alla loro vita con una promiscuità sempre più spinta. Sono sempre stata estremamente accogliente con tutte queste persone senza mai minimamente criticare il loro stile di vita perché ho sempre avuto la convinzione che si trattasse di una situazione irreversibile. Che fosse disfunzionale lo avevo sotto gli occhi, ma ero convinta fosse irreversibile. Se qualcuno è in uno stato immutabile e disfunzionale, l’unica cosa che si può fare è evitare qualsiasi critica a uno stile di vita immodificabile, per non aggiungere dolore ad altro dolore. Pochi anni fa ho avuto la prova del contrario. La cosiddetta omosessualità è una condizione reversibile, soprattutto quella maschile passiva. Ha ragione Nicolosi: l’omosessualità può essere una maniera per riparare un senso del se e della propria virilità danneggiato, e in questi casi scompare quando il senso del se ricupera la sua potenza. Questa affermazione in altre nazioni costa già anni di prigione e temo ormai sia così anche in Italia. Ma questa affermazione è vera. È sufficiente un’unica pecora nera perché l’affermazione che tutte le pecore sono bianche sia falsa. I libri di Luca di Tolve, Richard Cohen, e Joseph Sciambra, e innumerevoli altri casi conosciuti personalmente mi hanno chiarito che la cosiddetta omosessualità maschile passiva è una condizione acquisita che diventa una dipendenza e che può essere modificata, con infinita fatica, certo, ci vuole una motivazione d’acciaio, e che chi la modifica vive molto più felice, oltre che più sano. Se lo stile di vita è modificabile, allora è un dovere affermare che è disfunzionale, e anche affermarlo con uno stile aneufemistico, il contrario di eufemistico.

La terza voce “omofoba” che si poteva far ascoltare in quel liceo è la testimonianza di qualcuno che è stato gay e ha smesso di esserlo, sentire una voce che dice: quella che vivo ora è una vita vera.

Sono un medico, caro direttore, ho fatto un giuramento. Giuro di fare il bene dei pazienti, giuro di curarli anche a costo di contrarre patologie, come facevo quando suturavo e medicavo i feriti affetti da epatite B e AIDS (non tutti i medici lo facevano, molti erano terrorizzati). Giuro che continuerò a dire quello che so essere vero anche se mi sta costando denaro, la carriera, anzi due carriere, medico e scrittore, forse la libertà, forse la vita, se qualcuna delle persone che mi scrive che vuole la mia morte passa all’atto. So che me lo scrivono perché sono disperati, sono dolenti, e io so che per loro è possibile uscire dal dolore. Non ho potuto impedire la morte dei ragazzi che ho visto morire di AIDS, e li porto nel cuore. Nel loro nome ne impedirò altre. Intendo creare una task force di medici e psicologi che diano aiuto a chiunque si senta stretto il suo stile di vita e voglia cambiarlo.

Silvana De Mari