L’evoluzione non è darwiniana: studio della Rockefeller University smentisce il gradualismo

La teoria di Darwin sarebbe nata già morta se lui non avesse aggirato il problema dell’assenza di gradualismo. Adesso è definitivo: l’evoluzione non è graduale.

La teoria darwiniana implica cambiamenti graduali, è lo stesso Darwin ad affermarlo:

Come mai la natura non avrebbe fatto un salto da una struttura all’altra? Secondo la nostra dottrina d’elezione naturale possiamo capire chiaramente perchè essa nol possa fare; perchè l’elezione naturale non può agire che approfittando delle piccole variazioni successive; essa non può mai fare un salto, ma deve procedere per gradi corti e lenti.

C. Darwin, Sull’origine delle specie – Zanichelli 1982 – Ristampa anastatica dell’edizione 1864 – pag. 153

La mancanza di fossili intermedi (che aveva provocato la fine della teoria di Lamarck) fu giustificata da Darwin con l’argomento della “imperfezione delle memorie fossili”, cioè con il fatto che la stragrande maggioranza dei reperti stessi va perduta essendo il processo di fossilizzazione raro.

Ma con la possibilità di studiare il DNA, e in particolare quello mitocondriale, è emerso in un recentissimo studio di Mark Stoeckle della Rockefeller University di New York e David Thaler dell’università di Basilea, che anche con questo approccio si evidenzia una mancanza di passaggi intermedi.

Il dato più evidente è l’origine quasi contemporanea della maggior parte delle specie, da Phys Org traiamo:

È la biologia dei libri di testo, per esempio, che le specie con grandi popolazioni lontane – pensate che le formiche, i ratti, gli umani – diventeranno geneticamente diversi nel tempo.

Ma è vero?

“La risposta è no”, ha detto Stoeckle, autore principale dello studio, pubblicato sulla rivista Human Evolution .

Per i 7,6 miliardi di persone del pianeta, 500 milioni di passeri domestici, o 100.000 Actitis macularius, la diversità genetica “è pressappoco la stessa”, ha detto all’Afp.

Il risultato più sorprendente dello studio, forse, è che nove delle 10 specie sulla Terra oggi, inclusi gli esseri umani, sono venute da 100.000 a 200.000 anni fa.

Questa conclusione è molto sorprendente, e ho combattuto contro di essa più duramente che potevo“, ha detto Thaler all’AFP.

Questa reazione è comprensibile: come si spiega il fatto che il 90 percento della vita animale, geneticamente parlando, ha all’incirca la stessa età?

C’è stato qualche evento catastrofico 200.000 anni fa che ha quasi cancellato la lavagna?

“Questa conclusione è molto sorprendente, e ho combattuto contro di essa più duramente che potevo” afferma Thaler, una frase che testimonia l’esistenza di una resistenza pregiudiziale del mondo scientifico verso ogni fatto che si ponga come smentita del vigente paradigma neodarwiniano.

L’origine simultanea di così tante specie è già un problema per le dinamiche evolutive correnti in quanto non è noto un evento avvenuto 200 mila anni fa che possa aver determinato questo fenomeno, ma quello che va sottolineato è altro, sempre nell’intervista su Phys Org, ed è il confine netto tra i genomi:

Eppure – un’altra scoperta inaspettata dello studio – le specie hanno confini genetici molto chiari, e non c’è molto in mezzo.

“Se gli individui sono stelle, le specie sono galassie”, ha detto Thaler. “Sono ammassi compatti nella vastità dello spazio vuoto delle sequenze”.

L’assenza di specie “intermedie” è qualcosa che ha lasciato perplesso anche Darwin, ha affermato.

Secondo il criterio di falsificabilità stabilito dallo stesso Darwin e riportato all’inizio del presente articolo la teoria dell’evoluzione per selezione naturale è da considerarsi invalidata e il continuare a sostenerla rappresenta un caso di resistenza di un establishment che, per motivazioni che vanno oltre quella fisiologica individuata da T.S. Kuhn, ostacola il progresso scientifico. Queste motivazioni risiedono nel ruolo fondante della teoria per quello che riguarda la struttura socio economica, questo accadeva sin dall’inizio ed è oggi ancor più radicato nella visione neoliberista, quando quest’ultima cadrà anche il darwinismo avrà i giorni contati.

Per quel che ci riguarda si tratta solo di un’ennesima prova dell’inadeguatezza della teoria darwiniana non solo originaria ma in ogni sua declinazione successiva, per questo motivo su CS gli articoli sul darwinismo sono meno frequenti ritenendo la falsificazione del darwinismo una “vexata quaestio”,  un fatto negato che rappresenta per il mondo scientifico un vero elefante nella stanza del quale prima o poi ci si dovrà rendere conto.

E quando questo avverrà volgeranno lo sguardo avanti, e ci troveranno lì, dove li abbiamo preceduti da anni.

 

Enzo Pennetta

Fonte: articolo su enzopennetta.it