Hania, la strega buona – Recensione

Le leggende raccontano che Merlino era figlio dell’inferno e di una donna mortale, una bestemmia dell’incarnazione di Cristo. Tuttavia la madre lo battezzò appena nato, dandogli la possibilità di scegliere chi era e permettendogli di essere un uomo potente ma buono.

In un altro mondo, in un altro tempo i cieli vengono solcati da un prodigio maligno, presagio di qualcosa di malvagio. La principessa del Regno delle Sette Cime si ritrova nel grembo la figlia del Signore Oscuro. La cosa più sensata da fare sarebbe ucciderla per mettere fine al male nel mondo. Qualcosa però ferma la mano della giovane donna. All’inizio è solo una questione di coscienza, poi però nei suoi gesti si inserisce qualcos’altro. Quella è la sua bambina e potrebbe essere l’unica salvezza del mondo.

Lo sappiamo tutti, la De Mari non è di quelle donne che mandano a dire le cose. La storia di Hania non risparmia nessuno dei temi che ci sono più fastidiosi e scomodi. Parla del valore della vita in ogni istante e situazione, quel valore che non manca neppure a quella dei malvagi; parla di libertà e di lotta contro sé stessi, non solo nella forza di volontà di un momento, come la nostra etica moralistica la concepisce, ma anche come educazione, disciplina, crescita e cammino. Una libertà che ricade nell’apatia e deve essere recuperata ogni volta, afferrata da qualcosa di più grande, la magia di un affetto o di una cosa buona. Parla di cosa sia realmente la nostra azione su questa bella Terra, parla della nostra debolezza davanti al male che avanza e di quanto possano incidere le nostre azioni sul mondo che abitiamo. La storia di Hania è la storia di una famiglia che avanza eroica nel mondo che crolla, non facendosi banalmente forza, ma crescendo nel legame affrontando le piccole miserie, i piccoli sgarbi, gli spigoli, le mancanze, le meschinità con cui ciascuno è nato. Hania ci ricorda che siamo tutti malvagi, la verità profonda che questo mondo censura ogni istante, ma anche che siamo tutti liberi e che è possibile essere redenti.

Ora un romanzo, o una serie di romanzi, con un carico ideale tanto pesante si possono scrivere solo in due modi: o appiccicando frasette sentimentali, oppure scrivendo un mattone trattatistico. La De Mari crea una terza via. Scrive una storia avvincente, piena di colpi di scena, molto ben ritmata, immersiva al punto giusto, in molti passi assolutamente travolgente e in altri in grado di strapazzare gli intestini dei più acerrimi lettori di Game of Thrones. Il contenuto è perfettamente armonizzato con la forma, in modo da far vivere veramente ogni istante.

Attendiamo trepidanti la terza parte della saga!

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