Cibo per sesso, la vergogna Onu in Siria

Dopo gli scandali sessuali delle più potenti ONG, un’inchiesta della BBC fa emergere lo scandalo delle agenzie ONU in Siria: UNFPA e UNHCR hanno coperto per sette anni gli abusi dei loro operatori ai danni di migliaia di donne siriane.

Nuove accuse che rotolano giù per il piano inclinato dell’ipocrisia. Dopo le tante ONG che hanno perso la verginità, tutto d’un tratto, questa volta è L’ONU (ancora!) a finire coinvolta in uno scandalo di abusi sessuali. Siamo in Siria, nei giorni caldissimi di una fase molto delicata del conflitto che insanguina il Paese dal 2011 e direttamente dalla BBC arriva un’inchiesta drammatica quanto inquietante.

Abusi sessuali in cambio di cibo. Le donne siriane vengono violentate con la promessa di un po’ d’acqua e qualcosa da mettere sotto i denti. Sarebbero già migliaia le vittime, ma per adesso è impossibile stilare bilanci ufficiali. È tale la diffusione endemica dell’aberrante fenomeno da spiegare il perché di tanta diffidenza da parte delle popolazioni del posto: le donne ormai si rifiutano di andare incontro alle generose tende dell’Onu. Incamminarsi da sole, in cerca di cibo o sapone, vuol dire essere violentate. Non avere vie di fuga al cospetto di chi è stato mandato lì, dai guanti bianchi che abitano il palazzo di vetro, per distribuire aiuti e bontà.

La BBC cita un rapporto interno dell’United Nations Population Fund (Unfpa) intitolato “Voci dalla Siria 2018”: «Donne e ragazze costrette a concludere matrimoni temporanei con ufficiali operanti per L’ONU con l’obbiettivo di ricevere razioni di cibo. Gli ufficiali chiedevano i loro numeri telefonici, si facevano portare nelle loro case per ottenere favori e spendere la notte con loro». Un fenomeno che pare sia particolarmente diffuso nelle città di Daraa e Quneitra, nel sud della Siria. Le più esposte sono le donne senza «protezione maschile», come si legge nel rapporto. Le donne più vulnerabili sono, infatti, le vedove o le nubili perché non hanno più uomini che possano proteggerle o che si occupino di prendere loro gli aiuti e di non mandarle da sole. «Tenevano gli aiuti ‘in ostaggio’ fino a che le donne non si concedevano», ha spiegato l’operatrice che ha raccolto le testimonianze di diverse vittime.

Le prime denunce risalgono, vergognosamente, almeno al 2015. Ma pare ormai confermato quanto dichiarato da ‘operatori umanitari’: le agenzie umanitarie sapevano, ma chiudevano gli occhi. L’emittente inglese lascia parlare Danielle Spencer, operatrice umanitaria anche lei, e la storia si fa ancora più disgustosa. «Non fornivano alcun tipo di assistenza se prima non avessero ricevuto favori sessuali. Ricordo il pianto disperato di una donna dopo un abuso. La verità è che L’ONU e il sistema attualmente in vigore hanno scelto di sacrificare i corpi delle donne», dice la Spencer. Quando l’agenzia ‘Care’ chiese di poter indagare più a fondo, le agenzie ONU per i profughi (specie UNHCR e Cocha) lo vietarono. Perché? Era più importante utilizzare il personale locale nei luoghi dove gli internazionali non potevano accedere.

La Spencer ha dichiarato apertamente che occhi e bocche sono stati cuciti al fine di continuare a garantirsi la loro missione, umanitaria ovviamente. E, addirittura, aggiunge «lo sfruttamento sessuale e l’abuso di donne e ragazze è stato ignorato per sette anni».
Sette anni in cui hanno continuato, spregiudicatamente, a chiedere e ottenere fiumi di denaro. Come si sentiranno, oggi, quanti hanno messo mano al portafoglio per finanziare i Mr Hyde della carità?

Per anni la società pluralista e relativista ha santificato le organizzazioni non governative. Nuovi idoli, ghostbusters del male in terra, le ong hanno un’arma potente: sanno far lievitare la morale al solo passaggio. È così che ce li hanno sempre presentati. Virtuosi di professione, sono modelli intoccabili. Ma ora sta emergendo l’altra faccia della realtà. A finire sotto i riflettori era stata per prima, qualche settimana fa, l’Oxfam, la famosissima (e ricchissima) ong britannica devastata tutto d’un tratto da scandali di prostituzione, ricatti e abusi sessuali. L’organizzazione che è sempre stata palesemente politica e mai parca nel dare lezioni praticamente a tutti, è ritornata poi in prima pagina sulla stampa inglese.  Proprio in queste ore è emerso che un’impiegata della suddetta ONG, nel 2016 era stata molestata da un collega e immediatamente licenziata: quelli della Oxfam parlarono di un “licenziamento costruttivo”, evidentemente chi lavora con loro viene educato a non denunciare gli abusi sessuali. Dopo la Oxfam era stata la volta di Medici senza frontiere: l’ONG che si occupa di assistenza medica ha preferito autodenunciarsi – risparmiando fatica a inquirenti e stampa -, sempre per molestie e abusi sessuali.

Ora il caso della Siria. E se è vero che l’UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per le popolazioni in situazioni di crisi), l’Unicef (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia) e l’UNHCR  (l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) hanno tutti ammesso di essere a conoscenza delle varie accuse di sfruttamento, di nuovo sotto il sole non c’è davvero niente.

Lorenza Formicola – articolo orginale su lanuovabq.it